Servizio Civile Universale, un anno in Casa Famiglia: nuova avventura al via per le nostre 8 civiliste
Dall’8 agosto scorso le ragazze del Servizio Civile Universale sono arrivate presso la nostra Casa Famiglia nelle Filippine, per passare i prossimi undici mesi con le nostre bambine e ragazze, prendersi cura di loro, accompagnarle nella quotidianità e supportare le nostre operatrici. Saranno mesi intensi nei quali costruiranno esperienze e ricordi indelebili.
Abbiamo chiesto loro di provare a raccontarci le proprie sensazioni appena prima della partenza e quello che ne è venuto fuori è un mosaico di emozioni bellissime che siamo felici abbiano condiviso con noi.
C’è chi, come Chiara, si sente pronta a partire con la serenità di scoprire ciò che è ignoto, con la consapevolezza che sarà un’esperienza di stupore e con la voglia di accogliere ogni momento, ogni persona, ogni emozione.
Lara vede questa esperienza come un arricchimento personale e professionale e non vede l’ora di conoscere di persona tutte le persone che si sono fatte carico di questo grande e importante progetto.
Alessia ci confida: “Da una parte c’è l’entusiasmo per tutto ciò che potrò vivere, dall’altra la consapevolezza che mi troverò lontana da ciò che conosco, immersa in una cultura nuova, accanto a persone che ancora conosco poco. Non nego che ci siano timori, ma sono parte naturale di un cambiamento così grande. Ho scelto di partire perché sentivo il bisogno di dare un nuovo senso al mio percorso. Vado con il desiderio profondo di imparare, di ascoltare, di lasciarmi trasformare da ciò che incontrerò. E spero, nel mio piccolo, di riuscire a restituire almeno una parte di tutto quello che riceverò”.
Valentina, invece, comincia questo cammino: “Con la consapevolezza di aver messo da parte le mie paure e le mie insicurezze e di essermi fatta coraggio, pronta per accogliere tutto quello che questa nuova avventura mi porterà a vivere per essere parte nel mio piccolo del progetto, condividendo le emozioni e i momenti futuri insieme alle mie compagne di viaggio e a tutte le persone che incontrerò. Sento di aver scelto, di aver dato voce a un mio desiderio che avevo messo da parte e non vedo l’ora di vederlo realizzare con i miei occhi”.

Anche Noemi ci racconta delle sue paure, di quell’agitazione provata una volta saputo di esser stata selezionata, nonostante fosse una scelta voluta e pensata: “Credo per il primo mese di essere rimasta assorbita nella mia vita qui, con la sensazione che la partenza fosse ancora molto lontana. Le giornate di formazione hanno dato una piega di concretezza. Ho avuto modo di parlare con le altre volontarie delle mille paure e, anche se non se ne sono andate, almeno non ero da sola a sentirle.”
Alla domanda “Come ti senti? Sei pronta alla partenza?” Irene si dice emozionata: “Non mi sento ansiosa o spaventata. O meglio, sono un po’ agitata, ma con quelle sfumature belle che accompagnano l’attesa di qualcosa di importante. Sono contenta e davvero curiosa di scoprire cosa porterà con sé questa esperienza e un’altra emozione forte che sento in questi giorni è la gratitudine. Sono infinitamente grata per le persone che mi circondano. In passato, immaginando la me del futuro, sognavo di partire per un’esperienza come questa e ora che quel momento è arrivato: non sto più nella pelle.”
Gaia, invece, ci racconta le sue sensazioni tramite immagini, come quella fissata da una sua foto, scattata quasi per caso: “Siamo in due. Tina e me, ferme in piedi, in mezzo a un bivio. Davanti a noi l’affaticato sole prova a nascondersi tra le nuvole. Il cielo è sereno però c’è quella luce dorata tipica del crepuscolo, quando tutto sembra sospeso. Il sentiero è sterrato, ben tracciato. A destra, la strada che già conosciamo: ci porta al campo dove avremmo poi dormito, montato le tende, mangiato, riso. Lì c’è un albero imponente, che quasi protegge il tragitto come un guardiano che avverte: – Se vuoi, puoi tornare indietro. Qui sei già stato. Qui sai chi sei. A sinistra, invece, la via ignota. Nessun albero maestoso, solo le impronte di chi è passato prima di noi. Forse persone, forse macchine, non lo so. Ma qualcosa ci dice che quella è la direzione giusta da prendere. Nelle Filippine vado per esserci. Perché mi sentirei privata di qualcosa se restassi in superficie. So che andrò. Non perché mi senta preparata, ma perché è lì che, per adesso, sento di dover essere.”
Che sia un anno di avventure, di gioia, di condivisione e di momenti splendidi per tutte loro!
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